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Lingua protoceltica
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Il mwbqprotoceltico o talvolta mwbgceltico comune è la mwbwlingua ricostruita quale antenato comune di tutte le diverse mwcalingue celtiche storicamente conosciute. Non ci sono documenti scritti in protoceltico, poiché essa è una lingua orale che fu parlata prima dell'introduzione della scrittura presso i popoli che la utilizzarono; si tratta pertanto di una mwcqlingua estinta ricostruita per via teorica attraverso l'applicazione del mwcgmetodo comparativo. Le iscrizioni più antiche appartengono a mwcwlingue celtiche continentali già differenziate, quali il mwdagallico e il mwdqceltiberico.

Contents

Note

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Definizione

Il protoceltico si pone, evolutivamente, in posizione intermedia tra il mweqprotoindoeuropeo e le singole e più antiche mwegvarietà linguistiche delle lingue celtiche. Poiché la sua collocazione appartiene alla mwewtarda preistoria, non ne esiste alcuna testimonianza scritta: il protoceltico è quindi il frutto di una mwfaricostruzione linguistica, condotta sulla base delle testimonianze successive. Per lo stesso motivo, non si può conoscere direttamente a quali culture materiali sia associabile, tra quelle conosciute nella preistoria europea, benché sia opinione diffusa tra gli mwfqindoeuropeisti che tra i parlanti di questa mwfgprotolingua vi fossero i gruppi dominanti dei portatori della mwfwCultura di Hallstatt. Allo stesso modo, procede per via induttiva la ricerca di quale sia stata la sua mwgaculla, da molti studiosi indicata in una specifica regione dell'mwgqEuropa centro-mwggoccidentale (nell'area a nord delle mwgwAlpi, compresa tra i corsi superiori del mwhaReno e del mwhqDanubio), anche se c'è chi sostiene che non si possano facilmente scartare possibili alternative nelle periferie europee a contatto con l'mwhgAtlantico: mwhwSpagna nord-occidentale, mwiaIrlanda, mwiqGran Bretagna, mwigBretagna, o una combinazione di queste ultime.cite-ref-j-t-koch-1464-1-1-0[1] Di conseguenza, restano ipotetiche, sebbene ancorate a precisi dati linguistici e archeologici, le direttrici attraverso le quali tale lingua si è diffusa fino a diventare lo strumento comune della più vasta comunità dei parlanti delle singole varietà linguistiche celtiche. Certi, secondo alcuni, sono tuttavia i mezzi attraverso cui si è realizzata la sua disseminazione in ampie zone dell'mwjwEuropa: poiché mutamenti linguistici tanto radicali, come lo fu il diffondersi del celtico, richiedono necessariamente la presenza di un elevato numero di locutori, si trattò di migrazioni di popoli: sia di conquista, sia di diffusione pacifica.cite-ref-2[2] Secondo altri, invece, rimane ancora dibattuta la questione dei meccanismi sottostanti alla sua ampia diffusione:cite-ref-j-t-koch-1464-1-1-1[1] migrazioni di popoli, conquiste e sottomissioni, diffusione, commercio, o combinazioni di questi fattori.cite-ref-j-t-koch-1464-1-1-2[1]

Il corpus lessicale ricostruito ammonta a circa quattromila parole, di cui oltre il 10% (circa 425 lemmi)cite-ref-j-t-koch-1466-0-3-0[3] appartenente al mwoqsettore tecnologico-manifatturiero: agricoltura, lavorazione della ceramica, tessitura, gioielleria, metallurgia, utensileria, lavorazione del legno, architettura.cite-ref-j-t-koch-1466-0-3-1[3]

Celtico comune

L'espressione "celtico comune", alternativa e quasi sinonimicacite-ref-j-t-koch-1464-1-1-3[1] (nonostante per "celtico comune" si intenda solitamente una fase immediatamente successiva alla mwraprotolingua ma ancora di sostanziale omogeneità e mwrqmutua intelligibilità), indica, nella mwrglinguistica indoeuropea, la presenza nella protolingua ricostruita delle caratteristiche comuni a tutte le varietà linguistiche del celtico storicamente attestate, considerando l'insieme dei dati linguistici, non singoli e isolati elementi, attraverso il mwrwmetodo storico-comparativo. Ma la condivisione di un elemento tra diverse varietà linguistiche non indica necessariamente la provenienza da un antenato comune, ma può essere il risultato di altri fenomeni linguistici. Un esempio può essere dato dalla parola mwsa*isarnos ‘mwsqferro’, appartenente all'orizzonte del celtico comune, che potrebbe essersi diffusa con scambi linguistici connessi alla circolazione del materiale e delle conoscenze sulla sua metallurgia (potrebbe quindi essere, tecnicamente, un mwsgWanderwort):cite-ref-j-t-koch-1464-1-1-4[1] in tal caso essa sarebbe estranea alle culture dell'mwtwetà del Bronzo a cui fa riferimento il protoceltico, dal momento che l'inizio dell'mwuaetà del ferro in Europa nord-occidentale è datato all'incirca all'800-mwug700 a.C.cite-ref-j-t-koch-1464-1-1-5[1]

Origini

Il protoceltico discendeva dal mwzqprotoindoeuropeo, che è a sua volta l'antenata della maggior parte delle lingue parlate in Europa e di varie altre in Asia. Si distaccò nel mwzgIII millennio a.C.. Secondo alcuni linguisti, il celtico farebbe parte di una ipotetica mwzwfamiglia linguistica italo-celtica, ipotesi che rimane controversa nella linguistica indoeuropea contemporanea: non gode di un consenso unanime, ma è considerata plausibile da alcuni ricercatori.cite-ref-schrijver2016-5-0[5]

Secondo altre ipotesi, il protoceltico si sarebbe sviluppato nell'area della mwbqcultura di La Tène a partire da un più ampio «insieme europeo». Questo mwbgcontinuum linguistico, esteso in gran parte dell'mwbwEuropa centro-orientale, si formò in seguito a una serie di penetrazioni di mwcagenti indoeuropee in Europa, giunte dalla mwcqpatria originaria indoeuropea (le steppe a nord del mwcgMar Nero, culla della mwcwcultura kurgan); il distacco dal tronco comune di questo insieme europeo viene fatto risalire ai primi secoli del III millennio a.C., approssimativamente tra il mwda2900 e il mwdq2700 a.C.cite-ref-6[6]

Un'altra ipotesi, che comunque muove dalla medesima visione d'insieme dell'indoeuropeizzazione dell'Europa, postula una penetrazione secondaria in Europa centrale (sempre nell'area di La Tène, e sempre a partire dalle steppe kurganiche). Tale movimento di popolazione, in questo caso esclusivamente proto-celtico, sarebbe collocabile intorno al mwew2400 a.C. Questa posticipazione della separazione del proto-celtico dall'indoeuropeo è motivata da considerazioni mwfadialettologiche, che sottolineano alcune caratteristiche che le lingue celtiche condividono con le lingue indoeuropee più tarde tra cui, in particolare, il mwfqgreco.cite-ref-7[7]

Un'altra ipotesi muove invece da un'impostazione radicalmente differente. Si tratta della mwgwteoria della continuità avanzata da mwhaColin Renfrew, che fa coincidere l'indoeuopeizzazione dell'Europa con la diffusione della Rivoluzione agricola del mwhqNeolitico (mwhgV millennio a.C.). Il protoceltico sarebbe, in tal caso, l'evoluzione avvenuta mwhwin situ, nell'intera area occupata storicamente dai Celti (mwiaIsole Britanniche, mwiqPenisola iberica, mwigGallie, mwiwPannonia), dell'indoeuropeo. Tale ipotesi è sostenuta in ambito archeologico (insigne archeologo è lo stesso Renfrew), ma contestata dai linguisti: l'ampiezza dell'area occupata dai Celti, l'assenza di unità politica e il lungo periodo di separazione delle diverse varietà di celtico (tremila anni dal celtico comune alle prime attestazioni storiche) sono un insieme di fattori ritenuto incompatibile con la stretta affinità tra le varie lingue celtiche antiche, assai simili le une alle altre.cite-ref-8[8]

Note

cite-note-j-t-koch-1464-1-11. Stefan Zimmer, «Proto-Celtic: Proto-Celtic in space and time», in mwoaCeltic Culture: A Historical Encyclopedia, a cura di J. T. Koch, p. 1464.
cite-note-22. F. Villar, mwpaGli Indoeuropei e le origini dell'Europa, pp. 443–448.
cite-note-j-t-koch-1466-0-33. Caroline aan de Weil e Raimund Karl, «Proto-Celtic industries (technologies and techniques)», in Koch, mwqgop. cit., p. 1466.
cite-note-41. Villar, mwrgop. cit., p. 445.
cite-note-schrijver2016-55. mwsg(mwswmwtaEN) Schrijver, Peter, mwtqSound Change, the Italo-Celtic Linguistic Unity, and the Italian Homeland of Celtic, in Koch, John T.; Cunliffe, Barry (a cura di), mwtgCeltic from the West 3: Atlantic Europe in the Metal Ages – Questions of Shared Language, Oxbow Books, 2016, pp.mwtw 489–502, mwuaISBNmwuq 978-1-78570-227-3.
cite-note-66. Villar, mwvgop. cit., pp. 443-444, 633.
cite-note-77. Villar, mwwgop. cit., pp. 633-637.
cite-note-88. Villar, mwxgop. cit., pp. 447-448.

Bibliografia

• mwygMartin Ball - Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, London, Routledge, 2015, p. 800, ISBN 9781138969995.
• mwzqJohn T. Koch (a cura di), Celtic Culture. A Historical Encyclopedia, vol. 5, Santa Barbara/Oxford, ABC-Clio, 2006, xxviii + 2128, ISBN 1-85109-440-7.
• Ranko Matasović, mw0aEtymological Dictionary of Proto-Celtic, Leida, Brill, 2009.
• Kim McCone, mw0gTowards a Relative Chronology of Ancient and Medieval Celtic Sound Change, Maynooth, Department of Old and Middle Irish, St. Patrick's College, 1996.
• Peter Schrijver, mw1aStudies in British Celtic Historical Phonology, Amsterdam, Rodopi, 1995.
• Stefan Schumacher, mw1gDie keltischen Primärverben. Ein vergleichendes, etymologisches und morphologisches Lexikon, Innsbruck, Institut für Sprachen und Literaturen der Universität Innsbruck, 2004.
• mw2aFrancisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997, ISBN 88-15-05708-0.
• Nicholas Zair, mw2gThe Reflexes of the Proto-Indo-European Laryngeals in Celtic, Leida, Brill, 2012.

Voci correlate
Altri progetti

Altri progetti

• Wikizionario

• Wikizionario contiene una «categoria di parole protoceltiche»

Collegamenti esterni

Vocabolari di Protoceltico dal sito dell'mw7aUniversità del Galles:

• mw7wProtoceltico > Inglese (PDF), su wales.ac.uk. URL consultato il 21 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2010).
• mw8qInglese > Protoceltico (PDF), su wales.ac.uk. URL consultato il 21 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014).